JEYLIN e ILGAZ tendono una trappola mortale: una barchetta di carta e un finto ricatto per incastrare il potente avvocato e suo figlio ENGIN.
Ombre a casa di YEKTA: il mistero dei mobili nuovi e il profumo della cenere

Mentre le indagini ufficiali segnano il passo, Jeylin e il Procuratore Ilgaz hanno deciso di giocare sporco. L’attenzione dei due si è spostata su una pista tanto sottile quanto inquietante: la famiglia di Yekta Tilmen. Durante una visita a casa loro, Jeylin ha notato qualcosa di insolito: l’intero salotto è stato riarredato da zero in fretta e furia. Mobili imballati, tappeti nuovi e un odore persistente di fuligine emanato da Yekta, come se l’uomo avesse passato la notte a bruciare prove compromettenti.
Il sospetto è atroce: Ingi potrebbe essere stata uccisa proprio in quella casa. A supporto di questa tesi, Jeylin ha rinvenuto in cucina una piccola barchetta di carta assorbente, fatta con un tovagliolo, esattamente come quelle che Ingi costruiva ossessivamente quando era nervosa. Per Ilgaz, le prove sono ancora insufficienti per un mandato, ma la convinzione di Jeylin è incrollabile. «L’assassino fa parte di quella famiglia», ripete ossessivamente, puntando il dito contro l’insospettabile Engin, suo migliore amico, o il cinico padre Yekta.
Per smuovere le acque, i due hanno organizzato un piano rischioso: un finto ricatto. Faranno credere alla famiglia Tilmen di essere in possesso di un video compromettente dell’omicidio, chiedendo un riscatto in denaro. Chiunque si presenterà all’appuntamento o cercherà di coprire le tracce cadrà nella rete. È un gioco pericolosissimo che mette a rischio la carriera di Ilgaz, l’integrità di Jeylin e la vita stessa dei sospettati. La tensione a Istanbul è palpabile: nel mondo dell’alta società, dove l’apparenza è tutto, qualcuno è pronto a uccidere ancora pur di non macchiare la propria dignità.